Erbe spontanee, semplici infestanti o un diverso modo di cibarsi?

Ho il grande piacere di ospitare un contributo per una conversazione molto interessante, redatto da Roberta Rossini, carissima amica, madre di due fantastiche bambine che amano giocare con i semi di mais e titolare dell’azienda agricola omonima, in territorio di Bracciano (Rm).

La sua azienda è posizionata in uno dei territori più fertili della capitale e i terreni sono coltivati principalmente in agricoltura sinergica e consociata.

Roberta Rossini è ottima esperta di piante spontanee e tiene spesso dei corsi di riconoscimento sia nella sua azienda agricola, sia nelle aziende agricole limitrofe o nei diversi gruppi che la contattano per sfruttare e condividere le sue conoscenze.

A lei ho chiesto, ed ottenuto facilmente (il mio grande potere di convincimento) questo contributo che spero sia utile a tutti voi per un diverso tipo di approccio al cibo ed a prodotti considerati di scarto, ma che possono riservare grandi e piacevolissime sorprese.

“Si parla molto di biodiversità, di ambiente, di natura, di decrescita o di consumo sostenibile, ma sappiamo davvero ancora amare la natura, gustare i suoi preziosi doni, renderla nostra alleata?
Se potessimo per un attimo fermarci, o rallentare, osservare o semplicemente ricordare gli insegnamenti dei nostri nonni, capiremmo quale tesoro prezioso stiamo perdendo per la gioia dei nostri occhi, per la nostra salute e per il piacere dei nostri palati.
Parlo delle erbe spontanee, da molti ed a torto, considerate infestanti e da estirpare.
Ma sono pochi coloro che, andando quasi contro corrente, le cercano e le raccolgono per farne abbondante scorta in ogni stagione, da usare proprio come cibo principale o come ingrediente per piatti tradizionali regionali o locali.
Prodotti che è facile reperire nell’habitat naturale delle nostre campagne.
Niente supermercati e borse di plastica, nessuna lotta per il parcheggio né fila alla cassa.
Un bel prato, un cestino e via!
Le erbe spontanee sono ricchissime di vitamine e sali mineral e contengono molti più nutrienti di qualsiasi ortaggio coltivato.
Crescono solamente nel luogo giusto, al momento giusto, quando il periodo, la temperatura, l’umidità e i nutrienti presenti nel suolo sono ottimali.
Non vengono forzate, seminate, trapiantate e concimate ma la loro crescita e divulgazione (purtroppo a volte eccessiva) è affidata esclusivamente a madre natura, che certamente ne sa più di noi, anche dei più esperti e titolati.
I gusti ed i sapori sono poliedrici e molto vari.
Abbiamo sapori aciduli, somiglianti al limone come l’acetosella, lo splendido sapore amarognolo e le proprietà depurative della cicoria e del tarassaco, piante ricche di ferro come i chenopodium e l’amaranto… che non hanno nulla da invidiare agli spinaci per il gusto, abbiamo le biete, o erbette di campo… la piantaggine, che oltretutto è un rimedio efficacissimo contro le punture di insetto, le brassicacee come la rucola selvatica, la senape o i ramolacci… sapori antichi, rimedi naturali e piatti della nostra tradizione che stiamo, purtroppo, dimenticando e perdendo, ma che vale veramente la pena di riscoprire!!!
Come questa ricetta che spero possiate assaggiare al più presto, con un’erba spontanea che cresce dalle Alpi alle Piramidi, cioè dappertutto: la portulaca

Portulaca_oleracea

La Portulaca, detta anche “porcellana” o “porcacchia”, un’erba spontanea ampiamente diffusa che adora crescere attorno alle colture, sul soffice terreno lavorato.
Come molte altre erbe viene spesso considerata un’erbaccia da estirpare, ma non potrebbe esserci errore più grave!
E’ considerata una pianta diuretica, rinfrescante e depurativa.
Contiene mucillagine, proteine, calcio, ferro, sodio, fosforo, vitamine A,B1, B2, B3, B6, vitamina C ed E, saponina.
Pare inoltre che abbia un contenuto, più alto che nel pesce, di omega 3, ossia di acidi grassi utili nella prevenzione e nella cura delle malattie cardiovascolari.
E’ anche un emolliente naturale, spesso usato per pelli secche e arrossate.
I semi sono nutrienti e ricchi di olio e proteine.
Ha un gradevole sapore aromatico, leggermente acidulo.
Si raccolgono le foglie più tenere in estate prima della fioritura e si consumano crude, per un’ottima insalata mista da condire a proprio piacere.
Si può gustare anche cotta e a questo fine di solito si può usare tutta la pianta (escluse le radici) da preparare sott’olio o sott’aceto per essere utilizzata al posto dei capperi, per fare gnocchi, frittate o torte rustiche, minestroni, passati di verdura.
E’ ottima anche in pastella per la frittura … Insomma chi più ne ha, più ne metta!.
Fiori, semi e fusti possono essere tutti ingredienti per delle ricette.

Portulaca sottaceto
Ingredienti
2-3 tazze di foglie e steli di portulaca
250 ml di acqua
250 ml di aceto bianco
2 spicchi d’aglio
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di semi di senape nera
1 cucchiaino di semi di nigella (cumino nero)

Preparazione
Riempire una pentola con l’acqua, l’aceto, il sale e gli spicchi d’aglio e portare a ebollizione.
Mettere la portulaca ben pigiata in due barattoli capienti.
Versarvi la miscela di aceto e i semi di senape nera e nigella, quindi chiudere i barattoli.
Conservare in frigo per una settimana prima di consumare.

 Roberta Rossini

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